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UOVO SOTTOVETRO

UOVO SOTTOVETRO

2012

Area tematica
Progetto

Riccardo Fattori

Produzione per

Cioccolato la Molina

Alcuni oggetti alimentari riescono a imporsi nell’immaginario collettivo non tanto per la loro complessità gastronomica, quanto per la capacità di attivare memorie profonde, quasi primarie. L’uovo appartiene a questa ristretta costellazione di forme essenziali: presenza archetipica che attraversa culture, riti e rappresentazioni simboliche, portando con sé l’idea di origine, protezione e promessa. Quando tale figura viene traslata nel territorio del dolce, e in particolare del cioccolato, essa continua a conservare una forza evocativa che supera di gran lunga la semplice dimensione alimentare. È in questa soglia sottile tra memoria universale e gesto quotidiano che prende forma l’Uovo sottovetro. Qui la tradizionale struttura dell’uovo di cioccolato – guscio compatto e interno morbido – non viene solo reinterpretata sul piano gustativo, ma trasformata in un’esperienza di fruizione diversa, più lenta e raccolta. Il consumo al cucchiaio, suggerito con discrezione, richiama pratiche domestiche antiche e introduce una temporalità inattuale, quasi meditativa, che contrasta con la velocità tipica della dolceria industriale contemporanea.
Solo in un secondo momento emerge il ruolo decisivo del contenitore. Il vetro, tipologia sedimentata nella cultura materiale europea fin dal XIX secolo per la conservazione degli alimenti, introduce un registro semantico preciso: custodire ciò che è prezioso, preservarne integrità e sapore, renderlo visibile senza alterarlo. In questa trasparenza controllata si produce un cortocircuito percettivo: l’oggetto appare insieme familiare e inatteso, come se fosse sempre esistito nella dispensa domestica pur rappresentando una soluzione del tutto nuova. Il dialogo tra involucro e contenuto si intensifica ulteriormente sul piano sensoriale. Alla compattezza esterna del cioccolato si oppone la cremosità interna, generando una duplice densità che amplifica il legame analogico con l’uovo naturale. L’atto stesso dell’apertura e della degustazione rievoca gesti elementari della tradizione culinaria, trasformando il prodotto in una piccola scena rituale più che in un semplice dessert. Questa capacità di attivare memorie condivise distingue l’Uovo sottovetro da molte operazioni contemporanee nel campo del food design. Non si tratta infatti di sorprendere attraverso l’inedito assoluto, ma di rendere percepibile come nuova una combinazione di elementi già profondamente radicati nell’esperienza comune. Una strategia sottile, che lavora per riconoscimento più che per rottura, e che proprio per questo risulta immediatamente accessibile. All’interno della storia del cioccolato, la forma-uovo ha spesso coinciso con l’idea di dono e di attesa, dalle tradizioni pasquali fino alle celebri declinazioni industriali che hanno trasformato la sorpresa in dispositivo narrativo. L’Uovo sottovetro compie invece un movimento opposto: elimina ogni elemento estraneo per concentrare l’esperienza nel cuore stesso della materia, affidando alla qualità tattile e gustativa l’intero racconto. Da questa scelta deriva anche una diversa concezione della durata. Terminato il consumo, il contenitore non perde significato ma continua a vivere nello spazio domestico, trattenendo una memoria d’uso che prolunga nel tempo la relazione con l’oggetto. È qui che il progetto rivela la propria natura più profonda: non solo prodotto alimentare, ma dispositivo affettivo capace di intrecciare gesto, ricordo e materia. In tale convergenza tra archetipo simbolico, esperienza sensoriale e permanenza quotidiana si riconosce l’identità autentica dell’Uovo sottovetro. Un oggetto che non cerca l’eccezionalità spettacolare, ma costruisce la propria forza nella discreta evidenza di ciò che sembra da sempre appartenere alla nostra vita.