Il progetto che porterà alla nascita della Superonda prende forma nel clima sperimentale generato dalla mostra Superarchitettura, allestita nel 1966 presso la Galleria Jolly 2 di Pistoia, evento oggi considerato uno degli atti fondativi dell’Architettura Radicale italiana. In quel contesto si afferma una nuova attitudine progettuale che mette in crisi il rapporto tradizionale tra forma, funzione e consumo, proponendo un design inteso come strumento critico capace di interrogare i comportamenti sociali e i modelli dell’abitare. La scena toscana, e in particolare quella fiorentina, si dimostra particolarmente ricettiva a queste istanze, assorbendo suggestioni provenienti dal Situazionismo europeo, dalle ricerche utopiche austriache di Pichler e Hollein e dalle visioni visionarie degli Archigram londinesi. Alla mostra partecipano, accanto ad Archizoom Associati — gruppo composto inizialmente da Andrea Branzi, Paolo Deganello, Gilberto Corretti e Massimo Morozzi, cui si aggiungeranno poco dopo Dario Bartolini e Lucia Morozzi — anche i futuri membri di Superstudio, dando vita a un ambiente espositivo in cui il tema centrale non è tanto la tecnica costruttiva quanto la dimensione culturale e simbolica del consumo. In questa fase la Superonda esiste ancora come prototipo concettuale: una sagoma ondulata, cromaticamente forte, priva di una definizione industriale precisa. È Sergio Cammilli, alla guida di Poltronova, a cogliere il potenziale di quella sperimentazione. Dopo aver visitato l’esposizione e lo studio del gruppo, avvia un dialogo diretto con i progettisti e decide di accompagnare l’azienda verso una produzione più radicale, individuando in Ettore Sottsass una figura di riferimento per la direzione culturale del marchio. Da questo incontro nasce il percorso che porterà, nel 1967, all’ingresso della Superonda nel catalogo Poltronova. Il primo impatto sul mercato non è immediato, ma l’oggetto comincia rapidamente a circolare nei contesti più attenti alle nuove tendenze. Elio Fiorucci lo utilizza per l’allestimento del suo storico negozio milanese e numerosi arredi della fine degli anni Sessanta mostrano evidenti affinità formali con il profilo sinuoso introdotto da Archizoom. Nel 1969 la Superonda viene inoltre selezionata come uno dei prodotti rappresentativi del design italiano per la mostra dell’International Council of Societies of Industrial Design a Londra, consolidando il suo ruolo all’interno del panorama internazionale. Dal punto di vista costruttivo, la Superonda segna una svolta significativa. È uno dei primi divani a rinunciare completamente a una struttura portante rigida, affidando la propria forma e funzione a un unico volume di poliuretano espanso. Il progetto è composto da due moduli ondulati ottenuti sezionando un blocco compatto mediante un taglio sinuoso a “S”, soluzione che consente alle due parti di incastrarsi, sovrapporsi e riconfigurarsi liberamente. Il materiale, allora relativamente nuovo nel settore dell’arredo, permette una libertà plastica senza precedenti e rende possibile una forma continua, morbida e scultorea. Il rivestimento in tessuto spalmato in PVC, dall’aspetto lucido e fortemente pop, accentua ulteriormente il carattere sperimentale dell’oggetto. In origine disponibile nei colori bianco e nero, viene successivamente proposto anche in rosso, rafforzando il legame con l’immaginario visivo della cultura pop e della contestazione estetica degli anni Sessanta. Durante la fase di sviluppo vengono valutate diverse soluzioni per collegare stabilmente i due moduli, ma ogni tentativo viene abbandonato perché percepito come un limite alla libertà compositiva del progetto. La scelta finale è quella di lasciare le due onde indipendenti, consentendo all’utente di definire di volta in volta assetti diversi: divano tradizionale, chaise longue, superficie per sdraiarsi, seduta informale a terra o presenza autonoma nello spazio, quasi scultorea. La leggerezza complessiva della struttura consente inoltre di spostare facilmente la Superonda, rendendola adatta sia agli interni sia agli spazi esterni, favorendo una continua trasformazione dell’ambiente domestico. Questa mobilità fisica si accompagna a una libertà d’uso concettuale che rappresenta uno dei principi cardine dell’Architettura Radicale. La Superonda non impone una funzione prestabilita, ma suggerisce comportamenti aperti, posture informali e modalità di utilizzo non codificate. In questo senso l’oggetto si configura come una critica esplicita al divano borghese tradizionale, rigido nelle forme e nei ruoli, proponendo invece un’idea di abitare più fluida, ludica e sperimentale. Come sottolineato da Andrea Branzi, la Superonda afferma l’autonomia del mobile rispetto all’architettura che lo contiene, rompendo il rapporto gerarchico tra spazio e arredo e trasformando il divano in un elemento capace di ridefinire da solo l’organizzazione dell’ambiente. Nel corso del tempo la Superonda ha assunto lo status di icona del design radicale ed è oggi parte delle collezioni permanenti del Triennale Design Museum di Milano e del MoMA di New York. Parallelamente continua a essere prodotta da Poltronova — oggi Centro Studi Poltronova per il Design, diretto da Roberta Meloni — a testimonianza di una vitalità progettuale che attraversa le generazioni.
Nel 2017 l’azienda ha celebrato questo progetto simbolo invitando i membri storici del team radicale a reinterpretare la Superonda attraverso una serie di rivestimenti speciali in edizione limitata, firmati da Cristina Morozzi, Gilberto Corretti, Paolo Deganello, Andrea Branzi e Dario Bartolini. Nel 2022, in occasione della Design Week milanese, sono state inoltre introdotte nuove varianti decorative, tra recuperi d’archivio come il pattern Archizoom Farfalla del 1968 e collaborazioni contemporanee come Terrazzo, disegnato da Bethan Laura Wood. A distanza di oltre mezzo secolo, la Superonda continua a rappresentare non soltanto un oggetto d’arredo, ma un vero manifesto culturale: una forma aperta, mobile e provocatoria che trasforma il gesto quotidiano dell’abitare in un atto creativo.

