Nel passaggio tra gli anni Sessanta e Settanta il design toscano attraversa una fase di forte trasformazione, segnata dall’emergere di nuovi linguaggi, da un’intensa sperimentazione didattica e da un rapporto non sempre lineare con il sistema produttivo. Accanto ai gruppi più visibili dell’avanguardia radicale operano realtà meno esposte mediaticamente ma impegnate in una ricerca altrettanto profonda sul piano metodologico e applicativo. È in questo spazio intermedio che si colloca l’esperienza di Internotredici e la nascita del sistema trasformabile Quadrone, uno degli episodi più lucidi e anticipatori del furniture italiano di quegli anni. La formazione di Carlo Bimbi e Nilo Gioacchini all’ISIA di Firenze, sotto l’influenza dell’insegnamento di Pierluigi Spadolini, orienta il loro lavoro verso una visione del progetto fondata sulla componibilità, sulla lettura sistemica delle tipologie e sulla verifica concreta dell’uso. Il design viene inteso non come gesto autoriale isolato, ma come costruzione paziente di relazioni tra forma, funzione, produzione e comportamento domestico. Ne deriva un approccio pragmatico, distante tanto dalla retorica decorativa quanto dalla pura provocazione concettuale. Quadrone nasce da questa postura progettuale. A differenza del divano-letto tradizionale, che nasconde il letto all’interno della seduta, il sistema di Internotredici ribalta la logica consolidata: è il letto matrimoniale a costituire l’origine del progetto, scomposto in elementi autonomi che, ricombinati, generano sedute e sofà. Il risultato è un dispositivo domestico leggibile, intuitivo, privo di meccanismi complessi, capace di trasformarsi attraverso gesti semplici e immediati. Questa scelta non è soltanto tecnica, ma culturale. Quadrone interviene sul significato stesso degli spazi domestici, mettendo in discussione la separazione rigida tra zona giorno e zona notte. Il soggiorno smette di essere ambiente formale e rappresentativo per diventare luogo flessibile, abitabile, aperto a una dimensione più informale e quotidiana. In anticipo sui temi dell’abitare contemporaneo, il progetto interpreta la riduzione degli spazi e la crescente ibridazione delle funzioni non come un limite, ma come un’occasione di reinvenzione tipologica. Sul piano formale il sistema dialoga consapevolmente con il clima sperimentale dell’epoca, ma lo traduce in un linguaggio misurato e corporeo. La modularità non è mai astratta: è temperata dal comfort dell’imbottito, dalla qualità tattile dei materiali, dalla cura delle proporzioni. L’idea progettuale non si impone come dichiarazione ideologica, ma si manifesta attraverso l’esperienza d’uso, la relazione fisica con l’oggetto, la sua naturale integrazione nella vita quotidiana. Nonostante l’interesse critico e l’attenzione iniziale, Quadrone non riesce però a consolidarsi sul piano commerciale. Le difficoltà strutturali del sistema produttivo locale, la mancanza di una strategia distributiva continuativa e la natura fortemente innovativa del progetto ne limitano la diffusione. Resta così un episodio isolato, privo di quella continuità industriale che avrebbe potuto trasformarlo in una vera tipologia di riferimento. La sua riedizione negli anni Duemila ha restituito visibilità al progetto, ma la recente chiusura dell’azienda che aveva creduto in questa operazione ha nuovamente interrotto il percorso. Ed è un paradosso significativo: proprio per la sua semplicità costruttiva, per la chiarezza funzionale e per l’efficacia tipologica, Quadrone avrebbe oggi tutte le caratteristiche per dialogare non solo con il mercato di nicchia, ma anche con una produzione su larga scala. Un sistema essenziale, robusto, immediatamente comprensibile, capace di rispondere in modo intelligente alle esigenze dell’abitare contemporaneo, potrebbe trovare spazio anche in contesti industriali orientati alla diffusione globale. Finché non emergerà un partner disposto a investire con continuità su questa visione — non solo producendo l’oggetto, ma costruendone una reale strategia commerciale e culturale — Quadrone resterà un progetto in sospeso: un potenziale best seller rimasto nel cassetto, pronto a dimostrare ancora una volta come alcune delle intuizioni più fertili del design italiano attendano soltanto il contesto giusto per diventare patrimonio condiviso.

