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PIPISTRELLO

PIPISTRELLO

1965

Area tematica
Progetto

Gae Aulenti

Produzione per

Martinelli Luce

Alla fine degli anni Venti del Novecento si afferma una svolta decisiva nella storia dell’arredo moderno: mobili e oggetti non nascono più soltanto come prodotti autonomi, ma spesso come parti integrate di progetti di interni, per poi essere successivamente industrializzati. Questo passaggio coinvolge architetti e designer di primo piano, segnando una contaminazione fertile tra spazio architettonico, allestimento e prodotto seriale. In questo quadro si colloca in modo esemplare la lampada Pipistrello, progettata da Gae Aulenti e prodotta da Martinelli Luce nel 1965. Il progetto nasce come elemento fortemente legato a uno specifico contesto spaziale: un oggetto pensato in relazione ad altre forme, superfici e geometrie, concepito per dialogare con un ambiente preciso. Nel tempo, tuttavia, questo legame si è progressivamente allentato, permettendo alla lampada di emanciparsi dal progetto originario e di acquisire una dimensione autonoma, capace di adattarsi a contesti differenti senza perdere identità. Le origini della Pipistrello sono strettamente connesse agli allestimenti dei punti vendita Olivetti a Parigi e Buenos Aires, commissionati ad Aulenti negli anni Sessanta. Questi spazi anticipano il concetto contemporaneo di flagship store: luoghi non solo destinati alla vendita, ma veri ambienti rappresentativi del marchio, progettati per coinvolgere il visitatore e trasformare l’esperienza d’acquisto in un momento di permanenza, esplorazione e relazione. Nel progetto parigino, Aulenti rielabora simbolicamente il tema della “piazza italiana”, introducendo gradonate, piani articolati e superfici bianche che dialogano con elementi cromaticamente forti e presenze scultoree. In questo scenario le lampade Pipistrello assumono un ruolo centrale: diventano le principali fonti luminose visibili e contribuiscono a creare un’atmosfera accogliente, favorendo la sovrapposizione tra spazio espositivo e spazio di sosta, tra dimensione commerciale e dimensione conviviale. Rispetto ai precedenti allestimenti Olivetti, il progetto di Aulenti accentua il valore della pausa e della permanenza. I prodotti non vengono più semplicemente mostrati, ma inseriti in una sorta di paesaggio artificiale che invita a muoversi lentamente, a sostare, a vivere l’ambiente. La vetrina smette di essere una semplice esposizione e diventa una scena teatrale, in cui il vero protagonista è l’insieme delle relazioni che si generano nello spazio. All’interno di questa dialettica tra interno ed esterno, tra intimità e visibilità pubblica, la Pipistrello svolge una funzione di mediazione simbolica. Pur assumendo il ruolo di lampada da lettura, quindi di strumento legato alla concentrazione e all’uso attivo della luce, essa produce anche un’atmosfera protettiva e raccolta. La luce non invita al riposo passivo, ma sostiene un’idea di operosità calma e condivisa, coerente con la vocazione culturale e comunicativa degli spazi Olivetti. Formalmente, la Pipistrello si colloca nell’orizzonte del Neoliberty, ma non si limita a una ripresa nostalgica di stilemi storici. La sua struttura tripartita — base, fusto telescopico e diffusore — costruisce una composizione articolata, fatta di materiali e linguaggi differenti: metallo, acciaio e metacrilato convivono in un equilibrio volutamente non pacificato. Questa frammentazione contribuisce alla forza espressiva dell’oggetto, che conserva una tensione interna tra unità e contrasto. La tripartizione della lampada richiama inoltre archetipi profondi dell’architettura classica, in particolare la struttura della colonna, suggerendo un legame implicito con modelli formali di lunga durata. In questo senso la Pipistrello non è soltanto un prodotto d’arredo, ma un micro-organismo architettonico che incorpora regole compositive antiche reinterpretandole in chiave industriale. Una delle caratteristiche più significative del progetto è la scelta consapevole di evitare un’eleganza accomodante. Il fusto telescopico, volutamente robusto nelle proporzioni, conserva una presenza meccanica e quasi “fabbrile”, che rende visibile lo sforzo costruttivo e tecnologico. Anche gli schizzi preliminari mostrano come Aulenti avesse inizialmente immaginato una versione ancora più ibrida, a metà strada tra lampada da tavolo e piantana, segno di una ricerca sperimentale che solo in parte viene normalizzata nella versione definitiva. Con il passaggio alla produzione in serie, la Pipistrello conosce una diffusione ampia e duratura. Nel tempo vengono introdotte varianti cromatiche e tecnologiche, fino alle versioni più recenti con sorgenti LED e al modello Mini, che riduce le dimensioni e semplifica il meccanismo di regolazione. Nonostante questi adattamenti, la lampada conserva una riconoscibilità immediata e una forte carica simbolica. Dal punto di vista materico, l’uso del metacrilato colloca la Pipistrello all’interno delle sperimentazioni plastiche tipiche degli anni Sessanta, in cui molti designer esplorano nuove possibilità espressive legate ai materiali sintetici. Tuttavia, anche in questo caso, la forma non è mai puramente decorativa: il diffusore quadripartito risponde sia a esigenze ottiche sia a necessità funzionali, come l’accesso al meccanismo di regolazione telescopica, dimostrando la capacità del progetto di integrare funzione e immagine in modo coerente. Nel tempo, come accade per molti oggetti iconici, la Pipistrello si è trasformata in un vero e proprio archetipo domestico: una forma capace di attraversare generazioni, mantenendo viva la memoria culturale del design italiano del secondo Novecento. Anche laddove alcune motivazioni tecniche originarie si sono attenuate, la lampada continua a esprimere una forte identità scenografica e narrativa. Il successo internazionale della Pipistrello si inserisce inoltre nel più ampio processo di affermazione del Made in Italy, fondato su una peculiare sintesi tra produzione industriale e sensibilità artigianale. In questo caso, il dialogo tra una progettista di forte personalità e un’azienda dotata di competenze tecniche avanzate ha generato un prodotto capace di coniugare ricerca formale, qualità costruttiva e forza comunicativa. La Pipistrello può così essere letta come una vera “macchina scenica domestica”: un oggetto che non si limita a illuminare, ma mette in scena lo spazio, attiva relazioni, suggerisce rituali d’uso e costruisce atmosfere. È proprio questa capacità di tenere insieme poesia e tecnica, simbolo e funzione, che rende il progetto ancora oggi straordinariamente attuale e culturalmente rilevante.