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K

K

1968

Area tematica
Progetto

Lucci & Orlandini

Produzione per

Velca

Negli anni di passaggio tra la fine dei Sessanta e l’inizio dei Settanta, quando il design italiano consolida il proprio ruolo nel settore dell’arredo per spazi collettivi, il tema della seduta diventa uno dei terreni di confronto più complessi e strategici. Uffici, università, aeroporti e ambienti pubblici richiedono prodotti robusti, replicabili, flessibili e capaci di adattarsi a configurazioni molto diverse. È in questo scenario che prende forma la seduta K, destinata a diventare il maggiore successo industriale di Velca e uno dei sistemi di sedute più diffusi nel panorama italiano del secondo Novecento. La serie K nasce all’inizio degli anni Settanta come risposta a una precisa esigenza produttiva: creare un sistema modulare fondato sull’uso evoluto della lamiera stampata e del tubo d’acciaio. Il nome richiama un parametro tecnico legato alla piegatura del metallo, a sottolineare il ruolo centrale che la lavorazione della lamiera assume nel progetto. Progettata da Roberto Lucci e Paolo Orlandini, la K non è concepita come un singolo modello, ma come una piattaforma componibile in grado di generare numerose varianti a partire da un insieme razionalizzato di componenti. Il punto di forza del sistema risiede nella sua versatilità applicativa. Dalla sedia semplice alle versioni con braccioli, dalle sedute impilabili a quelle agganciabili in fila, fino alle configurazioni su trave per sale d’attesa o agli allestimenti con tavoletta per ambienti didattici, la gamma K è pensata per rispondere a un ampio spettro di utilizzi. A questo si aggiunge una serie di accessori e varianti di sedile e schienale – in compensato curvato o imbottiti – che consentono di modulare comfort e prestazioni in funzione del contesto, rendendo il sistema adatto tanto agli ambienti ad alta frequentazione quanto agli spazi di lavoro più strutturati. Dal punto di vista industriale, la collezione rappresenta uno degli investimenti tecnologici più importanti affrontati da Velca. La produzione richiede un numero elevatissimo di stampi per tranciatura, piega e imbutitura della lamiera, con un livello di organizzazione e precisione assimilabile a quello di settori industriali avanzati come l’automotive. Questo sforzo consente però di ottenere una straordinaria flessibilità produttiva, rendendo possibile la realizzazione di grandi volumi senza rinunciare al controllo qualitativo e alla coerenza del sistema. Un altro elemento determinante del successo della K è la sua capacità di adattarsi ai diversi contesti d’uso senza perdere identità. Le sedute vengono adottate in edifici pubblici, sedi amministrative, università, aeroporti, sale conferenze e spazi contract, entrando a far parte del paesaggio quotidiano di milioni di utenti. Grazie a collaborazioni industriali e accordi commerciali, il sistema si diffonde rapidamente anche all’estero, trovando applicazione in Europa, negli Stati Uniti e nei mercati asiatici. Questa diffusione capillare contribuisce a rafforzare l’immagine di Velca come azienda specializzata nell’arredo per collettività e nella produzione seriale ad alta affidabilità. Dal punto di vista del linguaggio formale, la seduta K esprime un equilibrio tipico del design industriale di quegli anni: struttura metallica leggibile, linee sobrie, attenzione alla funzionalità e una neutralità estetica che ne facilita l’inserimento in contesti architettonici differenti. Non punta all’effetto iconico, ma a una chiarezza costruttiva che rende immediatamente comprensibile il funzionamento dell’oggetto. Questa scelta progettuale si traduce in un prodotto capace di attraversare le stagioni del gusto senza risultare datato, mantenendo una presenza discreta ma autorevole negli spazi pubblici. A distanza di decenni, la seduta K può essere letta come uno degli esempi più riusciti di design sistemico applicato all’arredo per collettività. Più che un singolo oggetto, rappresenta un modello produttivo e progettuale fondato su modularità, standardizzazione intelligente e lunga durata. Un approccio che ha contribuito in modo decisivo alla fortuna commerciale di Velca e che continua ancora oggi a offrire spunti di riflessione sul rapporto tra industria, progetto e uso quotidiano dello spazio pubblico.