I confetti pistoiesi sono un piccolo capolavoro della dolceria tradizionale: un boccone sorprendente, sia nel gusto sia nell’aspetto. A prima vista possono sembrare curiosi, con il loro guscio candido costellato di minuscole irregolarità che ricordano minuscoli rilievi. In città questo aspetto viene definito affettuosamente “brignoccoluto”, termine che indica la loro superficie volutamente rugosa e irregolare. Basta però lasciarli sciogliere lentamente sulla lingua per scoprire un cuore morbido e aromatico che conquista chiunque li assaggi. Il ripieno classico prevede piccoli semi di anice o coriandolo — come vuole l’antica tradizione — ma nel tempo sono state create molte varianti moderne: cioccolato, nocciole tostate, chicchi di caffè e scorze candite, che hanno ampliato la palette di sapori mantenendo inalterato il fascino del prodotto. La storia di questo confetto risale almeno al XIV secolo. Documenti dell’epoca raccontano che venisse offerto durante la festa di San Jacopo, patrono della città, il 25 luglio, come parte di una raffinata colazione cerimoniale destinata a autorità civili e religiose. Tra le realtà più emblematiche legate a questa tradizione c’è la storica azienda Corsini, attiva a Pistoia dal 1918. Le fotografie d’epoca dell’archivio familiare mostrano il fondatore, il Cavaliere Umberto Corsini, impegnato già allora nella produzione di confetti, cioccolato e caramelle seguendo una regola semplice e rigorosa: la ricerca della qualità sopra ogni altra cosa. La confetteria si trovava — e si trova ancora oggi — nel cuore medievale della città, nella piazza che un tempo era chiamata “al Prato” e che oggi conosciamo come Piazza San Francesco. Da più di un secolo, generazione dopo generazione, la famiglia Corsini custodisce tecniche e ricette artigianali portandole avanti con la stessa cura dei primi anni. I celebri Confetti di Pistoia Corsini, considerati gli originali, vengono prodotti oggi come allora seguendo un procedimento essenziale e rigoroso: un rivestimento ottenuto esclusivamente con acqua e zucchero che, strato dopo strato, avvolge “anime” diverse — mandorle, nocciole, bacche di cacao, pezzi di arancia candita, semi di coriandolo o gli antichi anici confecti medievali. Un prodotto semplice solo in apparenza, che conserva intatto il legame profondo tra artigianato dolciario e storia cittadina.

