Negli anni del grande rilancio economico e culturale dell’Italia del secondo dopoguerra, il progetto della luce assume un ruolo sempre più centrale nella definizione degli interni domestici e degli spazi pubblici. L’illuminazione non è più soltanto un elemento tecnico destinato a garantire visibilità, ma diventa uno strumento espressivo capace di costruire atmosfera, caratterizzare l’ambiente e dialogare con l’arredo e l’architettura. In questo scenario in rapido mutamento si afferma il lavoro di Elio Martinelli, protagonista di una stagione progettuale in cui sperimentazione industriale, ricerca formale e attenzione all’utente finale si intrecciano in modo inedito. Nato a Lucca nel 1922 e formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze come scenografo, Elio Martinelli sviluppa una sensibilità particolare per la relazione tra luce, spazio e percezione visiva. Le prime esperienze professionali, maturate anche attraverso la collaborazione con il padre Plinio, gli consentono di entrare in contatto diretto con i processi produttivi e con una cultura del “fare” che unisce artigianato e sperimentazione tecnica. Avviata l’attività autonoma, si dedica alla progettazione di interni e allestimenti per negozi, locali pubblici e ambienti ricettivi. Nel laboratorio aperto nel centro storico di Lucca prende forma un metodo di lavoro integrato, in cui architettura, arredo e illuminazione vengono concepiti come parti di un unico sistema progettuale. Il passaggio decisivo avviene nel 1950 con la fondazione di Martinelli Luce. L’azienda nasce con una forte vocazione sperimentale e si distingue fin da subito per un approccio progettuale rigoroso, orientato alla ricerca sui materiali e sulle tecnologie produttive. Martinelli introduce con largo anticipo rispetto a molti concorrenti l’uso delle materie plastiche avanzate, come il metacrilato, intuendone le potenzialità sia dal punto di vista strutturale sia da quello espressivo. Parallelamente, sviluppa soluzioni meccaniche e costruttive originali, capaci di tradurre esigenze funzionali in veri e propri segni formali. Geometria e natura diventano le principali matrici ispirative del suo linguaggio, reinterpretate attraverso forme essenziali, volumi puri e un controllo accurato delle proporzioni. Alla fine degli anni Sessanta questa ricerca trova una sintesi particolarmente efficace nella lampada Cobra, presentata nel 1968. Prodotta in resina stampata, Cobra rappresenta anche una scommessa industriale, poiché adotta un sistema di produzione seriale allora ancora poco diffuso per questo tipo di oggetti. La struttura articolata consente la rotazione indipendente delle parti, permettendo all’utente di modificare la configurazione della lampada e la direzione del fascio luminoso con un gesto semplice. Da chiusa, Cobra appare come un volume compatto, quasi raccolto in una forma sferica; una volta aperta, assume un profilo dinamico e sinuoso che richiama suggestioni organiche e naturali, senza mai scadere nell’imitazione letterale. Questo progetto mette in evidenza alcuni dei principi cardine della poetica martinelliana: la sperimentazione come motore dell’innovazione, la geometria come strumento di controllo della forma, il riferimento alla natura come fonte di ispirazione simbolica e la dimensione gestuale come elemento capace di instaurare un rapporto diretto tra oggetto e utilizzatore. La possibilità di “interagire” con la lampada, modificandone assetto e aspetto, trasforma l’uso quotidiano in un’esperienza attiva, rafforzando il legame emotivo tra prodotto e fruitore. Il successo duraturo di Cobra, rimasta in produzione per decenni e più volte reinterpretata attraverso edizioni speciali e commemorative, conferma la solidità di questo approccio progettuale. Ma al di là del singolo oggetto iconico, l’eredità di Elio Martinelli risiede soprattutto nell’aver contribuito a ridefinire il ruolo della luce nel progetto contemporaneo. Attraverso il lavoro portato avanti da Martinelli Luce, la lampada viene concepita come elemento architettonico, dispositivo tecnologico e oggetto espressivo allo stesso tempo, capace di costruire spazio, atmosfera e relazione. Una visione che continua ancora oggi a influenzare il modo di pensare e progettare l’illuminazione, mantenendo viva una tradizione di ricerca che unisce industria, cultura del progetto e sensibilità umana.

