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ANAKONDA KAN200

ANAKONDA KAN200

2013

Area tematica
Progetto

Alessandro Tatini

Produzione per

K-array

Le trasformazioni più incisive della cultura del progetto non coincidono necessariamente con scoperte clamorose o con salti tecnologici immediatamente visibili. Talvolta emergono attraverso una revisione radicale di oggetti ritenuti ormai definitivi, mettendo in discussione principi rimasti invariati per decenni. In questa prospettiva si colloca Anakonda KAN200, il diffusore flessibile sviluppato da K-array su intuizione di Alessandro Tatini, tra i fondatori e figure chiave dell’azienda fiorentina, dispositivo che modifica in profondità il modo di concepire la presenza del suono nello spazio architettonico e ambientale contemporaneo. Nel settore dell’audio professionale per installazioni, K-array ha costruito negli anni una propria identità fondata su miniaturizzazione, controllo della direttività sonora e integrazione formale con l’ambiente. Una ricerca che non riguarda soltanto la prestazione acustica, ma coinvolge la percezione visiva e spaziale dell’oggetto tecnico. Con Anakonda questo percorso raggiunge una soglia critica: il diffusore abbandona la rigidità tipologica del line-array tradizionale per diventare elemento flessibile e adattivo, capace di conformarsi fisicamente alle geometrie dell’architettura o del paesaggio. L’intuizione progettuale nasce dall’esigenza sempre più diffusa di sonorizzare ambienti complessi senza alterarne l’equilibrio estetico o storico. Musei, spazi espositivi, interni monumentali, ma anche contesti outdoor e architetture contemporanee caratterizzate da superfici curve o articolazioni plastiche richiedono sistemi sonori discreti, continui, quasi invisibili. Anakonda introduce una logica opposta rispetto alla tradizione: non è più lo spazio ad adattarsi allo speaker, ma lo speaker ad adattarsi allo spazio. La struttura modulare consente di concatenare fino a sedici elementi, generando una linea sonora continua lunga oltre trenta metri. Questa continuità fisica produce anche una continuità percettiva: la sorgente acustica si dissolve, il suono appare diffuso nell’ambiente senza un punto di origine riconoscibile. Diventa così possibile realizzare diffusori lineari di elevata qualità completamente nascosti alla vista, ad esempio integrati lungo il bordo di un prato durante un evento all’aperto, dove la musica può avvolgere lo spazio senza la presenza visiva di apparecchiature. Le caratteristiche costruttive rafforzano ulteriormente questa dimensione ambientale. Il corpo flessibile è calpestabile e dotato di protezione IP67, qualità che ne consente l’impiego anche in condizioni esterne o in situazioni d’uso intensivo. Il diffusore assume così la natura di una vera infrastruttura sonora discreta, più vicina a un elemento del paesaggio che a un oggetto tecnico autonomo. Dal punto di vista culturale, Anakonda riflette una tendenza più ampia del design contemporaneo: la progressiva riduzione dell’impatto visivo della tecnologia e la sua integrazione silenziosa nell’esperienza dello spazio. Il suono non viene più percepito come emanazione di una macchina identificabile, ma come qualità diffusa dell’ambiente, quasi una condizione atmosferica artificiale. Il valore innovativo del progetto non risiede quindi soltanto nella soluzione ingegneristica, ma nel mutamento di paradigma che introduce. L’altoparlante perde centralità come oggetto per diventare relazione tra suono, architettura e percezione. Invisibilità, adattabilità e continuità si affermano come nuovi parametri progettuali, affiancando — e in parte superando — la tradizionale enfasi sulla potenza o sulla forma dell’apparecchio. In questa prospettiva Anakonda KAN200 può essere considerato uno dei passaggi più significativi nell’evoluzione recente dell’audio professionale: non semplicemente un nuovo diffusore, ma l’indizio di una trasformazione più ampia che conduce dalla presenza visibile della tecnologia alla sua integrazione silenziosa e ambientale nello spazio vissuto.