La parete componibile Fiocco nasce in un momento in cui il design italiano sta cercando di superare definitivamente l’idea dell’arredo come insieme di oggetti isolati per approdare a una concezione più sistemica dello spazio interno. All’inizio degli anni Settanta, la crescita degli ambienti collettivi — uffici, spazi pubblici, aree espositive, luoghi di lavoro flessibili — rende evidente la necessità di dispositivi capaci di organizzare lo spazio senza irrigidirlo. Non più pareti fisse, ma strutture leggere, riconfigurabili, adattabili a situazioni mutevoli. È dentro questo scenario che si colloca il progetto di Pierluigi Spadolini, realizzato nel 1972 insieme a Paolo Felli per Kartell. Fiocco non è semplicemente una parete divisoria, ma un vero sistema costruttivo basato su un modulo elementare ripetibile. L’unità di base, formata da due cilindri accoppiati, genera una sequenza articolabile che può crescere in lunghezza, curvarsi, adattarsi alle irregolarità dello spazio. In questo modo la separazione degli ambienti non avviene per sottrazione — come nel caso delle murature tradizionali — ma per addizione progressiva di elementi, secondo una logica tipicamente industriale, seriale e reversibile. Il progetto non impone una configurazione unica: fornisce invece un “alfabeto” di pezzi con cui costruire soluzioni diverse, a seconda delle esigenze funzionali e spaziali. Questo approccio riflette in modo coerente la ricerca di Spadolini sulla componibilità, sviluppata parallelamente sia nel campo dell’architettura sia in quello del product design. L’idea centrale non è la forma come risultato finale, ma il sistema come struttura generativa. La parete Fiocco rende esplicito questo principio: le connessioni non vengono nascoste, ma dichiarate; il meccanismo di aggancio diventa parte visibile dell’estetica dell’oggetto. La modularità non è un espediente tecnico secondario, bensì l’elemento che costruisce l’identità del progetto. Dal punto di vista funzionale, Fiocco risponde a una domanda precisa: separare senza chiudere, organizzare senza bloccare. La trasparenza parziale del sistema, la continuità ritmica dei moduli e la possibilità di creare superfici curve o spezzate consentono di delimitare aree mantenendo una percezione fluida dello spazio. È una soluzione particolarmente adatta ad ambienti pubblici e collettivi, dove le esigenze cambiano nel tempo e la configurazione deve poter essere modificata senza interventi strutturali invasivi. Il ruolo di Kartell è decisivo nella trasformazione di questa ricerca in prodotto industriale. L’azienda, già allora protagonista nella sperimentazione delle materie plastiche applicate all’arredo, mette a disposizione competenze tecnologiche e capacità produttive capaci di tradurre un’idea modulare complessa in un sistema replicabile su larga scala. La plastica non viene utilizzata soltanto per ragioni economiche, ma per le sue qualità intrinseche: leggerezza, resistenza, precisione dimensionale, possibilità di stampaggio seriale. Fiocco diventa così un esempio emblematico di come industria e progetto possano convergere nella costruzione di nuove tipologie d’arredo. Sul piano formale, il progetto si distingue per una forte identità visiva. La ripetizione dei moduli cilindrici genera una superficie vibrante, ritmica, quasi tessile, che rompe la rigidità della parete tradizionale. La continuità delle curve introduce un elemento dinamico nello spazio, rendendo la separazione non un gesto autoritario, ma una presenza fluida e permeabile. È una qualità che dialoga con il clima culturale dell’epoca, segnato dalla ricerca di ambienti più aperti, flessibili, meno gerarchici. Fiocco rappresenta anche un punto di equilibrio tra rigore metodologico e dimensione ludica del progetto. Spadolini stesso ha descritto il sistema come una sorta di “catena”, sottolineando il piacere progettuale legato all’idea di concatenare elementi semplici per generare strutture complesse. Questo aspetto non è secondario: il prodotto invita implicitamente all’interazione, alla configurazione, alla sperimentazione. L’utente non è più soltanto fruitore passivo, ma partecipe della costruzione dello spazio. Nel panorama del design italiano degli anni Settanta, la parete Fiocco si colloca tra quelle esperienze che hanno contribuito a ridefinire il concetto di arredo come infrastruttura spaziale. Non un oggetto autonomo, ma un dispositivo capace di organizzare relazioni: tra persone, funzioni, percorsi e attività. È questa dimensione sistemica che rende il progetto ancora oggi significativo dal punto di vista storico. A distanza di decenni, Fiocco resta una testimonianza concreta di una stagione in cui il design industriale italiano ha saputo affrontare temi complessi — flessibilità, serialità, adattabilità — con soluzioni radicali ma accessibili, capaci di entrare nei contesti reali senza perdere forza concettuale. Non solo un prodotto di Kartell, dunque, ma un tassello importante nella costruzione di un nuovo modo di pensare lo spazio interno come organismo trasformabile, aperto e in continua evoluzione.

