Fondata a Firenze nel 1888 come Montecatini – Società Generale per l’Industria Mineraria e Chimica, l’azienda nasce inizialmente legata allo sfruttamento delle risorse minerarie toscane e allo sviluppo della chimica di base. Nel corso dei decenni successivi, seguendo l’evoluzione dell’industria italiana e i profondi mutamenti tecnologici del Novecento, Montecatini si trasforma progressivamente da realtà territoriale a grande gruppo industriale nazionale, fino a diventare uno dei principali protagonisti europei nel settore chimico. È all’interno di questa lunga traiettoria di crescita, che affonda le sue radici in Toscana ma si espande ben oltre i confini regionali, che maturano anche le condizioni per una delle scoperte più importanti della chimica moderna. L’11 marzo 1954 Giulio Natta, professore di chimica industriale al Politecnico di Milano e ricercatore sostenuto dalla Montecatini, annotò sulla propria agenda poche parole destinate a entrare nella storia: «Fatto il polipropilene». Quelle parole sintetizzavano il risultato di anni di studio e di ricerca avanzata sulle macromolecole e sulla possibilità di controllarne la sintesi. Nato a Porto Maurizio nel 1903, Natta aveva maturato un interesse precoce per i materiali polimerici e per le loro potenzialità applicative, rafforzato anche dalle esperienze di ricerca in Germania. La collaborazione con Montecatini gli permise di tradurre queste intuizioni in risultati concreti, portando alla sintesi del polipropilene isotattico, un materiale caratterizzato da una struttura molecolare regolare e da prestazioni nettamente superiori rispetto alle plastiche allora disponibili. Per questa scoperta, che segnò un punto di svolta nella tecnologia dei materiali, Natta ricevette nel 1963 il Premio Nobel per la Chimica insieme a Karl Ziegler. Il nuovo polimero, brevettato e commercializzato con il nome di Moplen, non rimase confinato alla dimensione sperimentale. A partire dal 1957 Montecatini avviò la produzione industriale su larga scala nel polo petrolchimico di Ferrara, primo impianto al mondo dedicato a questo materiale. Da quel momento il Moplen entrò rapidamente nei cicli produttivi dell’industria manifatturiera: leggero, resistente al calore, facilmente stampabile e relativamente economico, si prestava a una varietà di applicazioni che spaziavano dagli oggetti per la casa ai componenti tecnici, dai contenitori ai prodotti per l’imballaggio. Il successo industriale del Moplen si accompagnò a una straordinaria diffusione culturale. Negli anni del boom economico il materiale divenne uno dei simboli della modernità italiana, sostenuto anche dalla nascente televisione. In particolare, le celebri campagne pubblicitarie con Gino Bramieri, trasmesse nello storico programma Carosello, contribuirono a fissare il Moplen nell’immaginario collettivo. Il celebre ritornello «E mo’, e mo’, e mo’… Moplen!» è ancora oggi ricordato come uno degli esempi più emblematici della comunicazione commerciale di quegli anni, quando la plastica entrava nelle case come promessa di praticità, leggerezza e progresso. Il Moplen fu così non soltanto un avanzamento scientifico e tecnologico, ma anche un fenomeno sociale e culturale. La sua diffusione accompagnò le trasformazioni dei consumi, dei linguaggi visivi e degli stili di vita del secondo dopoguerra, contribuendo a ridefinire il rapporto tra industria, design e quotidianità. In questa prospettiva, la storia del polipropilene isotattico si inserisce all’interno della più ampia vicenda di Montecatini: un’azienda nata in Toscana, cresciuta fino a diventare protagonista della chimica moderna, capace di generare innovazioni che hanno avuto un impatto duraturo ben oltre i confini regionali.

