Il televisore portatile Movision RV 126, progettato da Pierluigi Spadolini per Radiomarelli a metà degli anni Cinquanta, rappresenta uno dei momenti più avanzati e consapevoli dell’incontro fra industria elettronica e cultura del progetto nell’Italia della ricostruzione. Non si tratta soltanto di un apparecchio tecnologicamente aggiornato per il proprio tempo, ma di un dispositivo che introduce una nuova idea di televisione domestica, svincolandola dalla tradizione dell’oggetto statico, voluminoso e fortemente legato alla retorica dell’arredo borghese. Movision nasce in una fase in cui la televisione sta rapidamente entrando nelle case italiane, trasformando le abitudini collettive e la dimensione sociale dello spazio domestico. Spadolini intercetta questo passaggio epocale e lo traduce in un progetto che non si limita ad assecondare l’innovazione tecnica, ma la interpreta sul piano tipologico e spaziale. Il televisore non è più concepito come elemento centrale e immobile del soggiorno, ma come oggetto mobile, autonomo, in grado di essere spostato, orientato, riposizionato secondo le esigenze quotidiane degli utenti. La portabilità non viene risolta come semplice aggiunta funzionale, ma diventa principio generatore della forma. L’adozione di una struttura metallica stampata, leggera ma resistente, consente di ridurre il peso complessivo dell’apparecchio e di proteggerne i componenti interni, mentre la separazione tra scocca portante e cornice frontale in materiale plastico evidenzia un approccio razionale alla distribuzione delle funzioni e dei materiali. Ogni parte dell’oggetto risponde a un compito specifico: sostegno, protezione, raffreddamento, interfaccia visiva. Il risultato è un sistema coerente in cui estetica e tecnica procedono parallelamente. Particolarmente significativa è la scelta di rendere il televisore strutturalmente autoportante grazie all’introduzione delle gambe avvitabili, che eliminano la necessità di supporti esterni e trasformano l’apparecchio in un elemento tridimensionale pienamente autonomo nello spazio. Questa soluzione non ha soltanto valore pratico, ma introduce una nuova relazione percettiva con l’oggetto, che può essere osservato e collocato da più punti di vista, rompendo la frontalità rigida tipica dei televisori dell’epoca. Anche l’immagine complessiva di Movision si distacca consapevolmente dalla retorica decorativa allora diffusa. La scelta di una carrozzeria metallica verniciata, attraversata da aperture funzionali per la ventilazione, rimanda esplicitamente al linguaggio dell’industria meccanica e automobilistica, sottolineando l’appartenenza dell’oggetto a una cultura produttiva moderna, seriale e tecnologicamente avanzata. In questo senso Movision non cerca di mimetizzarsi nell’arredo tradizionale, ma rivendica la propria natura di prodotto industriale, rendendo visibile la propria struttura e la propria funzione. Il ruolo di Radiomarelli è centrale in questa operazione. Azienda nata nel solco della grande industria elettromeccanica italiana, Radiomarelli si trova in quegli anni a ridefinire la propria identità nel mercato dei beni di consumo. Affidare il progetto a un architetto-designer come Spadolini significa riconoscere al design un valore strategico, non ornamentale, capace di incidere sia sulla qualità d’uso sia sulla competitività del prodotto. Movision diventa così uno degli esempi più chiari di come, in quel periodo, alcune imprese italiane abbiano iniziato a considerare il progetto come parte integrante del processo industriale. Dal punto di vista culturale, Movision assume un ruolo emblematico perché intercetta una trasformazione profonda del rapporto tra tecnologia e vita quotidiana. L’oggetto non è più percepito come macchina distante e specialistica, ma come presenza domestica accessibile, integrata nella routine familiare. La relativa economicità del prodotto, rispetto ai modelli concorrenti, contribuisce a rafforzare questa dimensione democratica, favorendo una diffusione più ampia della televisione e anticipando una nuova idea di consumo tecnologico di massa. In questo quadro, Movision può essere considerato un progetto di transizione: tra la stagione pionieristica della televisione come oggetto elitario e la fase successiva della piena industrializzazione dei media domestici. La sua importanza non risiede soltanto nei numeri di produzione o nel successo commerciale, ma nella capacità di sintetizzare in un unico oggetto istanze tecniche, sociali e culturali, dando forma a un nuovo modo di abitare la tecnologia. Per queste ragioni, il televisore Movision RV 126 si configura come un’opera di particolare rilevanza nella storia del design italiano del dopoguerra: non solo testimonianza di un’epoca, ma progetto capace di anticipare temi che diventeranno centrali nei decenni successivi, quali la portabilità, l’autonomia funzionale, la leggerezza strutturale e l’integrazione tra prodotto industriale e spazio domestico.

