La collezione Rimini Blu rappresenta uno dei casi più emblematici della ceramica italiana del secondo dopoguerra, in cui ricerca artistica, sperimentazione tecnica e visione industriale convergono in un linguaggio riconoscibile e duraturo. Nata alla fine degli anni Cinquanta all’interno della manifattura Bitossi, sotto la direzione artistica di Aldo Londi, questa serie non si limita a definire uno stile, ma inaugura un vero e proprio sistema progettuale fondato sull’identità cromatica, sulla coerenza formale e sulla ripetibilità controllata del gesto decorativo. Il valore del Rimini Blu risiede anzitutto nella sua costruzione tecnica: un particolare impasto refrattario, combinato con l’uso di ingobbi e cristalline sviluppate in collaborazione con il laboratorio Colorobbia, consente di ottenere una superficie di straordinaria profondità luminosa. Il risultato non è un semplice “blu decorativo”, ma una materia cromatica viva, capace di reagire alla luce e di trasformare ogni oggetto in una piccola architettura riflettente. Questa innovazione permette inoltre una razionalizzazione del processo produttivo, rendendo compatibili sperimentazione estetica e serialità industriale. Accanto all’aspetto materiale, Rimini Blu introduce un linguaggio decorativo immediatamente riconoscibile. L’incisione a crudo, realizzata tramite stampini e impressioni ripetute, genera una trama continua di segni minimi, una sorta di tessitura ceramica che trasforma la superficie in campo visivo dinamico. Il decoro non è applicato come ornamento aggiunto, ma nasce insieme alla forma, diventandone parte strutturale. È proprio questa integrazione tra volume, texture e colore a rendere la serie coerente anche nella grande varietà tipologica: vasi, contenitori, figure zoomorfe e forme scultoree condividono lo stesso codice espressivo pur mantenendo individualità formale. Dal punto di vista culturale, Rimini Blu interpreta in modo originale il dialogo tra tradizione artigianale e sensibilità moderna. Pur evocando suggestioni mediterranee e riferimenti archetipici, la collezione evita ogni nostalgia folkloristica, costruendo invece un’estetica contemporanea fondata sulla ripetizione modulare del segno, sulla forza grafica del colore e sulla standardizzazione controllata dei processi. In questo senso anticipa logiche di branding applicate al prodotto ceramico: il nome, la riconoscibilità visiva e la coerenza stilistica trasformano la serie in un’identità autonoma, capace di attraversare i decenni senza perdere attualità. La longevità del progetto è testimoniata dalle numerose varianti cromatiche sviluppate negli anni successivi, che mantengono invariato il sistema decorativo originario adattandolo a nuove sensibilità estetiche e mercati. Allo stesso tempo, Rimini Blu continua a esercitare un’influenza concreta sul design contemporaneo, diventando riferimento per nuove generazioni di progettisti che ne reinterpretano la logica materica e superficiale in chiave attuale. Rimini Blu non è dunque soltanto una collezione iconica, ma un modello progettuale completo: un equilibrio raro tra sperimentazione, produzione seriale, identità visiva e capacità di dialogare con il pubblico. Un esempio paradigmatico di come il design ceramico italiano abbia saputo trasformare il laboratorio artigiano in piattaforma culturale e industriale, costruendo oggetti capaci di attraversare il tempo senza perdere forza espressiva.

