Scaleo è un esempio particolarmente riuscito di come il design industriale possa intervenire su un oggetto apparentemente marginale, trasformandolo in un dispositivo domestico coerente, riconoscibile e culturalmente significativo. La scala pieghevole è, per definizione, uno strumento di servizio: entra in scena solo quando serve e scompare subito dopo, spesso relegata in spazi residuali e priva di qualsiasi ambizione formale. Il progetto di Scaleo nasce invece da una scelta opposta e consapevole: trattare anche l’oggetto più umile come parte integrante dell’ambiente dell’abitare, degno di attenzione progettuale e di qualità espressiva. Disegnata nel 1974 da Roberto Lucci e Paolo Orlandini per Velca, Scaleo affronta la tipologia della scala domestica con un approccio che potremmo definire insieme razionale e culturale. Il punto di partenza non è l’immagine, ma il comportamento: come si prende in mano, come si apre, come si usa, come si richiude e, soprattutto, come si colloca nello spazio quando non è in funzione. Da questa sequenza di gesti nasce un oggetto che, una volta chiuso, si presenta come un volume compatto, ordinato, privo di sporgenze e visivamente controllato. La scala non è più un telaio tecnico esposto, ma un elemento che può restare visibile senza disturbare. Il progetto lavora per sottrazione e integrazione. Vengono eliminati tutti quegli elementi che tradizionalmente rendono la scala un oggetto “provvisorio” e disordinato; al tempo stesso, la struttura portante viene assorbita in un involucro che governa sia la forma sia l’esperienza d’uso. L’impiego combinato di materiali plastici e metalli leggeri consente di ottenere una struttura robusta ma maneggevole, facile da trasportare, da aprire e da richiudere, con uno spessore ridotto che ne facilita la collocazione negli spazi domestici contemporanei, sempre più compressi e multifunzionali. In Scaleo la modernità non si manifesta come esibizione tecnologica, ma come chiarezza d’intenti. Ogni scelta formale è conseguenza diretta di una funzione, ma senza scivolare nel tecnicismo puro. L’oggetto non rinuncia a una propria presenza visiva: quando è chiuso, assume un carattere quasi architettonico, fatto di superfici continue e proporzioni misurate; quando è aperto, rivela con naturalezza la propria funzione, senza artifici o sovrastrutture. È un equilibrio raro, che spiega la longevità percettiva del progetto. Il riconoscimento internazionale ottenuto da Scaleo, culminato con l’ingresso nella collezione di design del Museum of Modern Art di New York, va letto proprio in questa chiave. Non si tratta di un premio alla spettacolarità, ma al rigore: un utensile domestico ripensato in modo tale da diventare paradigma di un atteggiamento progettuale. La scala non viene nobilitata attraverso la decorazione, ma attraverso l’intelligenza del sistema, la precisione costruttiva e la qualità del rapporto instaurato con l’utente. Nel contesto produttivo di Velca, Scaleo si inserisce coerentemente in una linea di ricerca che ha saputo valorizzare materiali industriali e processi avanzati per rispondere a esigenze concrete della vita quotidiana. È un oggetto che riflette una stagione del design italiano in cui la plastica e i metalli leggeri non erano scorciatoie formali, ma strumenti per ridefinire i comportamenti domestici, rendendoli più ordinati, efficienti e consapevoli. La scala diventa così non solo un mezzo per raggiungere un punto più alto, ma anche un elemento che contribuisce alla qualità complessiva dello spazio. All’interno del percorso del MuDeTo, Scaleo assume un valore esemplare perché dimostra come la cultura del progetto possa manifestarsi anche al di fuori delle tipologie più celebrate. Qui il design non è chiamato a rappresentare uno status o un’idea di comfort, ma a migliorare un gesto semplice, quotidiano e universale. Ed è proprio questa capacità di intervenire sull’ordinario, senza retorica e senza clamore, che rende Scaleo un oggetto ancora oggi attuale: non come icona nostalgica, ma come lezione di metodo, misura e responsabilità progettuale.

