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UNI

UNI

2011

Area tematica
Progetto

Francesco Geraci

Produzione per

Et al. Metalmobil

Esistono prodotti che si impongono per la forza immediata della novità e altri che, più lentamente, costruiscono la propria legittimità attraverso l’uso, la diffusione e la capacità di adattarsi a scenari differenti. La seduta Uni appartiene con chiarezza a questa seconda categoria. La sua affermazione non coincide con un momento spettacolare, né con l’urgenza di un linguaggio volutamente eccentrico, ma con un processo di consolidamento progressivo che trasforma un’intuizione formale in una struttura progettuale stabile, riconoscibile e replicabile. Nel lavoro di Francesco Geraci il progetto non si esaurisce mai nell’atto singolare dell’invenzione. Piuttosto, prende forma come sedimentazione di esperienze, memorie tipologiche e verifiche industriali. Uni nasce infatti da un confronto implicito con la storia della seduta moderna, una storia che non viene né negata né citata in chiave nostalgica, ma riorganizzata secondo una logica produttiva contemporanea. La scocca in polipropilene con effetto trapuntato rappresenta il punto di equilibrio di questa operazione: un’immagine che richiama la morbidezza dell’imbottito tradizionale mentre, simultaneamente, ne svela l’artificio attraverso la precisione plastica del materiale e la perfetta leggibilità del negativo sul retro. Questa ambivalenza non ha carattere ornamentale. È piuttosto il dispositivo attraverso cui il progetto costruisce identità. L’evocazione tattile e la realtà industriale convivono senza annullarsi, generando una tensione controllata tra apparenza e struttura, tra memoria domestica e produzione seriale. Proprio tale tensione rende la scocca immediatamente riconoscibile pur nella sua estrema essenzialità, evitando sia la neutralità anonima sia l’eccesso espressivo. Da questo nucleo deriva la possibilità di espansione dell’intera collezione. La medesima scocca si combina con telai sottili in acciaio, strutture lignee più solide, configurazioni per l’office, la ristorazione, l’attesa, fino agli impieghi outdoor. La varietà non si presenta come moltiplicazione arbitraria di modelli, ma come verifica continua della tenuta di un principio progettuale originario. Uni dimostra così che la riconoscibilità di un prodotto non dipende dall’irripetibilità della forma, bensì dalla coerenza con cui quella forma attraversa usi differenti senza perdere carattere. In questa prospettiva il progetto si colloca all’interno di una linea del design che privilegia l’evoluzione rispetto all’invenzione assoluta. Geraci opera attraverso scarti minimi ma decisivi: proporzioni calibrate, superfici controllate, relazioni misurate tra scocca e supporto. Ne deriva una grammatica formale capace di dialogare con archetipi consolidati della seduta novecentesca senza ridursi a replica. L’effetto complessivo è quello di una familiarità inattesa, come se l’oggetto fosse sempre esistito ma avesse trovato solo ora la propria configurazione più convincente. Anche la durata commerciale della serie conferma questa impostazione. In un mercato segnato dalla rapida alternanza delle tendenze e dall’obsolescenza accelerata del gusto, Uni mantiene una presenza costante proprio perché non si lega a un’estetica contingente. La sua forza risiede piuttosto nell’equilibrio tra economia costruttiva, chiarezza formale e versatilità funzionale: condizioni che trasformano una singola seduta in una piattaforma progettuale capace di generare continuità produttiva e riconoscibilità nel tempo. Ma vi è un ulteriore aspetto che contribuisce a spiegare la solidità del progetto. Uni non costruisce soltanto una gamma di prodotti: costruisce un linguaggio operativo per l’azienda. Attraverso la ripetizione controllata della scocca e la variazione dei supporti, il progetto definisce un metodo di crescita che consente di ampliare l’offerta senza disperdere identità. In questo senso la seduta diventa anche uno strumento strategico, capace di orientare lo sviluppo industriale oltre il singolo oggetto. Più che un episodio isolato, Uni appare dunque come l’esito maturo di una visione del design intesa come costruzione di sistemi. Non semplicemente disegnare una sedia, ma predisporre le condizioni perché una famiglia di prodotti possa evolvere nel tempo mantenendo coerenza. È qui che il lavoro di Geraci rivela la propria dimensione più profonda: nella capacità di coniugare misura industriale e sensibilità formale, continuità storica e apertura evolutiva, rigore costruttivo e leggerezza percettiva. Il successo della collezione non rappresenta allora soltanto un dato quantitativo, ma il segno di una qualità più rara: quella di un progetto capace di durare senza irrigidirsi, di trasformarsi senza disperdersi, di restare identitario mentre attraversa il tempo, i contesti e gli usi. Una qualità che appartiene ai prodotti realmente riusciti, quelli che non cercano di imporre la propria presenza, ma finiscono per diventare, quasi naturalmente, parte stabile del paesaggio quotidiano.