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PINOCCHIO

PINOCCHIO

1881-1883

Progetto

Carlo Lorenzini

Produzione per

Produttori vari

La figura di Pinocchio nasce in Toscana dalla penna di Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini, che iniziò a pubblicare la storia del burattino a puntate nel 1881 sul Giornale per i bambini, per poi raccoglierla in volume nel 1883 presso l’editore fiorentino Felice Paggi. Il successo fu immediato e progressivamente travolgente: nel corso del Novecento l’opera si diffuse in tutto il mondo fino a diventare uno dei libri più tradotti e letti della letteratura internazionale, con centinaia di traduzioni e decine di milioni di copie vendute, in una circolazione resa ancora più ampia dalla molteplicità delle edizioni pubblicate dopo la scadenza dei diritti d’autore nel 1940. Questa straordinaria fortuna editoriale ha trasformato Pinocchio in un archetipo narrativo universale, capace di attraversare culture, lingue e generazioni e di radicarsi stabilmente nell’immaginario collettivo ben oltre il contesto originario toscano, assumendo un valore simbolico legato alla crescita, alla metamorfosi, alla coscienza morale e alla costruzione dell’identità individuale. L’opera di Collodi si colloca così non soltanto nella tradizione della letteratura per l’infanzia, ma anche nella più ampia genealogia dei racconti di formazione della modernità europea, mantenendo una dimensione narrativa tutt’altro che edulcorata, attraversata da povertà, solitudine, violenza e desiderio di riscatto. Il passaggio decisivo, dal punto di vista del design, avviene quando il personaggio letterario si traduce in oggetto materiale: il burattino di legno snodabile che, fin dalla diffusione internazionale del libro, viene prodotto e venduto in quantità enormi da artigiani e industrie del giocattolo in Italia e all’estero. Questa trasformazione tridimensionale rende visibile il processo attraverso cui una figura narrativa si stabilizza in forma, materia e funzione, entrando nel dominio degli oggetti d’uso e dell’immaginario domestico. Nel tempo si definiscono alcuni caratteri ricorrenti leggibili in chiave progettuale, come la progressiva standardizzazione della morfologia — con testa tondeggiante, naso pronunciato, arti articolati mediante giunti semplici e proporzioni infantili — la riconoscibilità della materia, inizialmente lignea e successivamente estesa a plastiche e materiali sintetici, la possibilità di produzione seriale accanto alla persistenza della dimensione artigianale e la continuità iconica garantita da migliaia di varianti formalmente coerenti. Il burattino diventa così un oggetto insieme concreto e simbolico, capace di abitare simultaneamente la dimensione ludica, educativa e narrativa, configurandosi come una delle più evidenti traduzioni di un racconto in prodotto e come un raro esempio di continuità produttiva ultrasecolare, con milioni di esemplari realizzati e diffusi anche al di fuori di sistemi di licenza formale, segno di una appropriazione culturale globale che travalica i confini industriali e giuridici tradizionali. Parallelamente alla diffusione dell’oggetto, l’immagine di Pinocchio si espande in modo capillare attraverso l’illustrazione, il teatro, il cinema e i media contemporanei, contribuendo a consolidarne un’identità visiva stabile e immediatamente riconoscibile. Tra le trasposizioni più influenti si colloca il film d’animazione realizzato da Walt Disney nel 1940, determinante per la diffusione planetaria del personaggio e per la codificazione di un’immagine largamente condivisa, talvolta al punto da oscurarne l’origine letteraria italiana. Accanto a questa lettura internazionale, la cultura italiana ha continuato a confrontarsi con il testo collodiano attraverso opere di grande rilievo, come lo sceneggiato televisivo diretto da Luigi Comencini nel 1972, ancora oggi considerato una delle versioni più poetiche e fedeli dello spirito originario del racconto, e i film realizzati da Roberto Benigni nel 2002, in cui l’autore interpreta direttamente il burattino, e nel 2019 nel ruolo di Geppetto, in un passaggio simbolico che trasforma l’interprete da figura filiale a figura paterna, riaffermando la continuità culturale del mito. Questa stratificazione di linguaggi, epoche e sensibilità rafforza la natura transmediale di Pinocchio, rendendolo un personaggio capace di rinnovarsi senza perdere la propria riconoscibilità formale e simbolica. Negli anni più recenti, la riflessione su Pinocchio si è spostata esplicitamente anche nel territorio del progetto e della cultura del design. Emblematico in questo senso è il lavoro del designer e architetto fiorentino Andrea Branzi, che ha dedicato al burattino un libro d’autore composto da cento disegni, vere e proprie opere autonome in cui Pinocchio diventa soggetto unico e insieme strumento critico per attraversare la storia dell’arte, trasformando i protagonisti di capolavori assoluti in altrettante figure pinocchiesche e conducendo così una riflessione sulla verità, la menzogna e la natura mutevole dell’umano. Questa interpretazione segna il passaggio definitivo del personaggio dalla dimensione narrativa e popolare a quella teorica e disciplinare del design contemporaneo. Nella stessa direzione si colloca la mostra “Carissimo Pinocchio. Designer e grafici italiani ridisegnano il burattino più famoso del mondo”, realizzata all’ADI Design Museum di Milano in occasione dei centquarant’anni dalla prima edizione del libro collodiano, curata da Giulio Iacchetti e dedicata proprio ad Andrea Branzi. L’esposizione ha riunito una pluralità di progettisti chiamati a reinterpretare formalmente Pinocchio, confermando la vitalità dell’archetipo e la sua capacità di generare nuove visioni progettuali, scenografiche e grafiche, tra cui lo stesso lavoro di Branzi e le tavole della scenografia ideata per il Maggio Musicale Fiorentino del 1998. L’inclusione di Pinocchio nella collezione del Museo del Design Toscano si fonda dunque sulla sua duplice e inscindibile natura di opera letteraria radicata nel territorio e di oggetto prodotto in serie su scala mondiale, ma anche sulla sua persistente capacità di attivare riflessioni progettuali nel presente. Raro esempio di personaggio narrativo capace di generare una tradizione materiale continua per oltre un secolo e, al tempo stesso, di entrare nel discorso critico del design contemporaneo, il burattino incarna l’incontro tra artigianato e industria, tra pedagogia e cultura popolare, tra forma iconica e interpretazione autoriale. In questa prospettiva Pinocchio può essere riconosciuto non soltanto come protagonista della letteratura per l’infanzia, ma come autentico oggetto di design della modernità e della contemporaneità, espressione di un immaginario condiviso che dalla Toscana si è progressivamente esteso all’intero mondo, continuando ancora oggi a generare nuove forme, nuovi significati e nuove produzioni culturali.