Il divano Serpente è stato disegnato da Marzio Cecchi e prodotto negli anni settanta dallo Studio Most. I numerosi elementi sono connessi fra loro con un tubo flessibile; hanno struttura in legno rivestita in vari materiali, dal velluto e tessuti in vari colori al vinile lucido; impressionante per presenza e dimensioni, appare come un serpente che poteva arrivare fino a 6 metri di lunghezza, offrendo a libera scelta, la seduta su entrambi i lati.
Marzio Cecchi nasce a Capalle il 1 marzo 1940 e lì vive fino ai suoi 23 anni studiando nella vicina Prato e successivamente alla Facoltà di Architettura di Firenze. Quando fu in vita non godette di eclatante successo critico, essendo restio a farsi pubblicità a pagamento ed estraneo a congreghe e consorterie, ai potentati accademici, alle ideologie politiche dominanti, che influiscono spesso sulla notorietà di architetti e designer. Inizia a lavorare a 18 anni, dimostrando un’indole protesa all’attivismo, alla solerzia del fare, alla coltivazione di una personale etica del lavoro che negli anni dette proficui risultati. Il primo lavoro è a Prato e il successo di questa esperienza mostra la creatività, la novità e l’innato buon gusto; continua a lavorare con opere sempre più importanti come sale da ballo e locali pubblici, case e ville che, protette dalle belle arti, sono ancora meta di studio per i corsi di progettazione dell’Università di Architettura. Il trasferimento a Firenze nel ’63 gli offre la possibilità di mostrare il proprio talento creativo e innovativo ad una committenza più importante. Per ognuno dei suoi clienti realizza un’immagine inedita e riconoscibile che coniuga la necessità commerciale con l’architettura. Nuovissimi grandi negozi progetta nelle strade più importanti del mondo da Firenze a Roma, da Parigi a Dusseldorf, da Tokyo a San Paolo, da Los Angeles a New York. Un aspetto da cogliere in queste opere è la sua capacità di assorbire e metabolizzare le più varie tendenze di gusto del suo tempo, rielaborandole in chiave originale: l’attitudine di Marzio Cecchi a farsi interprete dello spirito del suo tempo, la si coglie chiaramente in molti mobili ed oggetti di design dal carattere ironico e insolito, come il qui presente divano Serpente o la poltrona Mucca, che attestano richiami al Radical Design, provocatorio e concettuale, che ebbe una sua fertile e importante incubazione nell’ambiente fiorentino degli anni ‘60 e ‘70. Ulteriore pregio è quello della florida creatività e inventiva, improntata a una sorta di rifiuto innato per le convenzioni, le ovvietà, i conformismi mentali, le soluzioni banali. E’ un’attitudine a mescolare liberamente gli stili, in modi spesso inediti, valorizzando la sperimentazione e l’armonia dei contrasti eclettici, riuscendo peraltro a coniugare la tradizione, come l’utilizzo della paglia di Vienna, con l’innovazione, anche tecnologicamente molto spinta per il tempo, con l’applicazione del plexiglas o dell’acciaio. Il suo gusto estetico, garbato ed elegante, appare immune da sterili ricalchi delle mode, essendo fondato sulla ricercatezza della sostanza, il che lo rese molto gradito agli occhi di facoltosi clienti che gli affidarono l’allestimento di lussuosi negozi in Italia e all’estero. Il grande successo anche commerciale che ebbe lo Studio Most, da egli fondato a Firenze, lo conferma ampiamente, specie se si pensa ai tanti oggetti d’arredo che sono ancora oggi molto ambìti dalle case d’aste. Marzio Cecchi morì in un incidente a New York il 1° gennaio 1990, lasciando disegni senza tempo e pezzi unici altamente collezionabili sul mercato.

