L’incarico prevedeva lo sviluppo della penna istituzionale Pineider, con l’obiettivo di rappresentare l’immagine e la tradizione del brand attraverso un oggetto importante, sofisticato e di qualità superiore, destinato a un consumatore socialmente e culturalmente evoluto. Era essenziale creare un prodotto che fosse legato in modo autentico ai valori e alle atmosfere toscane: una regione amata in tutto il mondo, riferimento culturale internazionale e uno dei centri riconosciuti dello stile Made in Italy. L’ispirazione nasce dallo stemma Pineider, nel quale compaiono due torri sormontate da merli ghibellini. Un simbolo immediatamente riconoscibile, che richiama l’antica contesa tra guelfi e ghibellini e una delle figure più celebri della nostra cultura: il “ghibellin fuggiasco”, Dante Alighieri, padre fondatore della letteratura italiana. La merlatura ghibellina, oltre al valore storico, racchiude un potente messaggio architettonico, fondamentale per esprimere la toscanità in senso artistico ed estetico. La parte terminale del cappuccio è dunque una stilizzazione dei merli ghibellini, ma richiama anche il profilo morbido e irregolare delle colline senesi. La clip, che attraversa queste linee come un segno liquido, rappresenta simbolicamente un fiume che sgorga dalla sua sorgente — la piccola pietra sul retro — scorrendo verso il basso in una sottile forma a goccia. In un panorama dominato da penne progettate come solidi di rivoluzione cilindrica, la scelta di sviluppare le due sezioni principali con geometrie differenziate, poi armoniosamente fuse tra loro, introduceva per la prima volta nel settore un concetto estetico innovativo: il “morphing”. Una soluzione che avrebbe successivamente ispirato vari altri produttori, confermando il carattere pionieristico del progetto.

